GFCM 2021 – The Electric House

sabato 11 Settembre 2021 – Politecnico di Milano

Nell’ambito del Festival dell’Ingegneria e in occasione del Gran Festival del Cinema Muto – Edizione 2021 – si terrà la proiezione del Film muto The Electric House del 1922 di e con Buster Keaton.
In collaborazione con Cineteca Umanitaria, si propone la realizzazione di un concerto dedicato ad una visione “comica” della domotica ai tempi di Keaton.
sabato 11 Settembre 2021, dalle 18:00
Politecnico di Milano, Aula Carassa Dadda
Via Lambruschini, 4 – 20156 Milano – Edif. BL28
Musiche originali di Rossella Spinosa, in prima esecuzione.
Violino: Luca Santaniello
Pianoforte: Rossella Spinosa
Il film sarà introdotto da Matteo Cesana, docente di Infrastrutture e protocolli per Internet
Ingresso libero. iscrizione obbligatoria dal sito:

 

 

LUCA SANTANIELLO
Ha intrapreso lo studio del Violino all’età di sei anni sotto la guida di Lucina Invernizzi, che lo ha seguito sino al diploma; ancora studente ha ottenuto riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. Diplomatosi quale privatista al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, nel ’92 si è perfezionato nei due anni successivi a Sion in Svizzera, sotto la guida di Tibor Varga. Ha frequentato in seguito i corsi di Pavel Vernikov e per due anni il corso di Violino di spalla con il Maestro Giulio Franzetti a Fiesole. Quale violinista del Trio Felix ha conseguito con il massimo dei voti e la lode il diploma all’Accademia di alto perfezionamento a Pescara; con la stessa formazione ha vinto tre concorsi nazionali e due internazionali e ha ottenuto un contratto discografico per la realizzazione di un cd con il Trio in La minore di Ravel e il Trio in Re minore op. 49 di Mendelssohn. Giovane diplomato ha collaborato con le più prestigiose orchestre Italiane, e si è esibito in numerosi teatri in Italia, Francia, Svizzera, Spagna, Austria e Germania. Dal 2000 è Spalla dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e ha lavorato con direttori e solisti di fama mondiale tra cui Carlo Maria Giulini, Riccardo Chailly, Georges Prêtre, Riccardo Muti, Valerij Gergiev, Xian Zhang, Luciano Pavarotti, Pablo Domingo, S. Rostropovich, Martha Argerich, Salvatore Accardo, Joshua Bell, Kolja Blacher, Enrico Dindo, M. Brunello, e molti altri. Con la stessa formazione diretta da Riccardo Chailly ha inciso per la Decca il solo de I lombardi alla prima crociata di Verdi, discoche ha ricevuto diversi premi. Nella Stagione 2002-03 si è esibito come solista con un violino Stradivari del 1703 appartenuto a J. S. Bach e ha suonato nelle sale più prestigiose d’Europa, Sud America, Cina, India e Giappone. Come primo violino del Quartetto de “I Solisti della Verdi” ha inciso un cd con trascrizioni di brani di Jimi Hendrix, Janis Joplin e Beatles. Con questa formazione ha un’intensa attività concertistica affiancando al repertorio classico interessanti e innovative trascrizioni. Negli ultimi anni affianca al suo ruolo di Primo Violino numerose esibizioni in qualità di Solista. Nel 2008 è stato impegnato nell’esecuzione dell’integrale dei Concerti di Mozart e Haydn e nel Marzo dello stesso anno del Triplo Concerto di Beethoven con Simone Pedroni al pianoforte ed Enrico Dindo al violoncello. Nella Stagione 2013/14 ha eseguito con laVerdi la Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra di Mozart, ed il Doppio Concerto di Brahms per violino e violoncello sotto la direzione del maestro Xian Zang. Nel Settebre del 2015 ha suonato al Teatro alla Scala il Poema Sinfonico Sherazade di Rimskij-Korsakov, direttore Jader Bignamini. Nel febbraio 2016 ha eseguito con grande successo il Concerto Gregoriano di Respighi in Auditorium e nella Festspielhaus di Salisburgo sotto la guida del maestro Oleg Caetani. Dal 2007 si occupa anche dell’Orchestra Amatoriale “ laVerdi per Tutti” e dell’ Orchestra Sinfonica Junior. Suona un Vuillaume copia Maggini del 1617.

ROSSELLA SPINOSA
Rossella Spinosa, compositrice, pianista e musicologa. Ha musicato ad oggi oltre 100 pellicole del cinema non sonoro. Ma Rossella è anche una compositrice affermata nella musica da concerto; il suo primo cd monografico, edito da Stradivarius, “Orchestral and Chamber Works – Vol. I”, è stato inserito (Il Manifesto, 9 gennaio 2021) tra le migliori 10 produzioni di musica nuova del Decennio 2011-2020, unico nome italiano in una lista di caratura internazionale. Il critico Mario Gamba ha definito Rossella Spinosa, quale “pensatrice immaginifica”, definendo la sua produzione musicale tra le più interessanti nel panorama internazionale della musica contemporanea. Altre recensioni hanno definito la musica di Rossella, sottolineandone la natura poliedrica e cangiante, nella sua produzione filmica e da concerto insieme. “Rossella Spinosa è una salamandra o una Donna Selvaggia? Tutte e due, dato che i due tipi di personalità hanno una certa variabilità di accenti e non si possono contrapporre seccamente. E poi il modo in cui la compositrice “entra” nei due personaggi ha la coerenza di una discrezione inquieta…E possiamo immaginare che “La donna che correva coi lupi” ripercorra le ipotesi di Estés di un’istintualità femminile in lotta con i legami sociali patriarcali quando scorre dai duri contrasti piano-archi alla libera divagazione del pianoforte nella parte centrale. In realtà è bene non farsi troppo attirare nella trappola di questi descrittivismi. Spinosa non è affatto il genere di compositrice descrittiva. La parte centrale, meravigliosa, del solo piano nella “Donna”, quasi una “cadenza”, è un movimento mente/corpo di puntillismo fantasioso e di asprezze contenute (come una tentazione di asprezza) di suoni e accordi isolati. E le note tenute e le fasce “statiche” di suoni orchestrali nelle “Salamandre” fanno pensare per un attimo, mettiamo, a Feldman ma poi c’è subito una proiezione verso mondi fantastici molto spaziali. Discrezione inquieta. Mai toni assertivi pesanti. L’inquietudine, serena, persino giocosa, sempre nell’ambito del razionalismo affabile che è la sua filosofia (Il Manifesto, 21 luglio 2018). “La musica “immaginifica” di Rossella Spinosa – Oltre ad aver studiato, tra gli altri, con Azio Corghi, la compositrice e pianista Rossella Spinosa ha avuto come insegnante Luis Bacalov, un nume tutelare per ciò che riguarda la musica per il cinema, senza contare che in termini di attività artistica ha scritto l’accompagnamento per non meno di ottanta film muti del passato. Questi dati ci permettono di capire, volenti o nolenti, che ci troviamo di fronte a un’artista che è affascinata, come ammette ella stessa, dal rapporto che si può venire a creare tra suono e immagine…A questo punto, evitando l’annoso abbinamento musica-cinema, si deve capire che cosa si nasconde dietro il concetto di “immagine”, qualunque essa sia, dalla quale scaturisce la trama creativa di Rossella Spinosa. Da parte mia, ho la sensazione che la compositrice lombarda si richiami a quanto Debussy diceva a proposito delle sue images, a quelle immagini che non erano da definirsi semanticamente tali, ossia a dimensioni visive fissate nel tempo e nello spazio, ma alle emozioni che tali immagini possono produrre, che siano reali o proiezioni del nostro Io, punti, linee, colori, macchie capaci di formare ciò che può essere intuito dal nostro spirito, dalla nostra mente nel momento stesso in cui affiorano e ne avvertiamo la loro presenza. E forse sta anche in ciò la grande passione che la compositrice nutre per il cinema e di come il suono può completare o sovrapporre l’immagine in movimento, musica che è ricerca di movimento nell’ambito temporale così come in quello spaziale…” (Andrea Bedetti, Music Voice, 30 luglio 2018).
“Se è innegabile che la presenza femminile tra i compositori del nostro paese è ancora decisamente minoritaria, si può dire che nell’ultimo decennio una generazione di compositrici si sta segnalando con forza, tra mille difficoltà, per qualità e personalità. Lo testimonia bene questa raccolta di opere di Rossella Spinosa. Basta soffermarci sul primo brano “L’albero delle salamandre” (2012) per orchestra che trasmette un forte senso della forma comunque aperta a visioni affascinanti, per capire che dietro c’è un pensiero compositivo profondo. La Spinosa condivide qui con Romitelli l’amore per paesaggi notturni e misteriosi, nello spettralismo, nei tempi sospesi, nelle dinamiche timbriche, disegna isole sonore come approdi esistenziali. In “Genesi 19” (2011) sempre per orchestra, gli archi sviluppano una drammaturgia visiva di grande potenza emotiva. Molto originale il dialogo tra tastiera e quartetto d’archi in “La donna che correva coi lupi” (2010) dove astrattismo formale e aspetto introspettivo si fondono in una magica sospensione del senso. Breve, poetico ed intimo “Ruhig” (2013) per piano solo. Tutto da ascoltare e riascoltare questo cd che ci dice che l’altra metà della musica c’è. E come.” (Alfabeta, 6 luglio 2018).